Se c’è un errore che si trova ovunque — nei compiti, nelle chat, persino sui social — è la forma “pò” scritta con l’accento.
Molti pensano che sia corretta, ma in realtà la forma giusta è “po’”, con l’apostrofo.
Perché? Perché po’ non è una parola con accento, ma un troncamento della parola poco.
Vediamo allora insieme non solo perché si scrive così, ma anche cinque curiosità sugli accenti italiani che aiutano a scrivere in modo più sicuro e corretto.
1. “Po’” è un troncamento, non un accento
La regola è semplice:
- Po’ = abbreviazione (o troncamento) di poco.
- Quando tronchiamo una parola, usiamo l’apostrofo e non l’accento.
Esempi:
- Po’ di pazienza = Poco di pazienza.
- Un po’ alla volta = Un poco alla volta.
La forma pò non esiste in italiano: è un errore ortografico.
2. Gli accenti italiani non sono tutti uguali
In italiano esistono due segni di accento:
- acuto (é, í, ó, ú): indica un suono chiuso (perché, affinché).
- grave (è, à, ò, ù): indica un suono aperto (caffè, città, però).
Molti studenti usano l’uno al posto dell’altro, ma la differenza è importante, soprattutto in dizionari e testi corretti.
3. Le parole tronche devono sempre avere l’accento
Una parola tronca è una parola in cui l’accento cade sull’ultima sillaba.
In italiano le parole tronche devono portare l’accento scritto, altrimenti rischiano di essere ambigue.
Esempi:
- perché, affinché, benché, poiché (con accento acuto);
- città, virtù, libertà, caffè (con accento grave).
4. L’accento cambia il significato
Alcune parole italiane cambiano completamente senso a seconda della presenza (o dell’assenza) dell’accento.
Esempi:
- da (preposizione) / dà (verbo dare).
- la (articolo) / là (avverbio di luogo).
- ne (pronome) / né (congiunzione negativa).
- se (congiunzione) / sé (pronome riflessivo).
Per questo motivo è fondamentale non trascurare gli accenti: un piccolo segno può cambiare tutto.
5. Alcuni accenti sono “invisibili”
Ci sono parole in cui l’accento non si scrive, ma si pronuncia.
Un esempio è proprio po’: se fosse una parola intera (poco), la vocale accentata sarebbe la o.
Con il troncamento, però, resta solo la parte iniziale, e l’apostrofo segnala la caduta della vocale finale.
Un altro esempio è qual è: si scrive senza apostrofo, perché è un troncamento di quale.
6. L’apostrofo e l’accento non sono intercambiabili
Molti confondono i due segni.
- L’accento si usa per segnare la sillaba tonica o per distinguere parole diverse (dà/da, né/ne).
- L’apostrofo si usa per indicare una vocale caduta (un amico → un’amico, poco → po’).
Scrivere pò significa confondere accento e apostrofo: due segni grafici con funzioni completamente diverse.
Curiosità storica
Nei testi antichi si trovano a volte grafie diverse da quelle attuali. Alcuni scrittori del passato hanno usato pò con l’accento, ma oggi la norma ortografica non lascia spazio a dubbi: la forma corretta è solo po’.
Esercizi veloci per non sbagliare più
- Completa la frase:
- Aspetta un … di tempo.
- Ho bisogno di un … di silenzio.
(Soluzioni: po’, po’).
- Correggi gli errori:
- “Ne voglio solo un pò.”
- “Dacci un pò di pazienza.”
(Soluzioni: po’, po’).
- Vero o falso:
- “Pò” è corretto in alternativa a “po’”. (Falso)
- “Po’” è la forma tronca di “poco”. (Vero)
Come allenarsi senza annoiarsi
Imparare la regola è utile, ma per interiorizzarla servono esercizi frequenti. Il rischio, però, è annoiarsi con schede ripetitive.
Per questo oggi è possibile usare strumenti più moderni e coinvolgenti come l’app Zero Errori, che propone:
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In questo modo, la differenza tra po’ e pò diventa chiara e automatica.
Si scrive po’ e non pò perché è un troncamento di poco: al posto della vocale mancante mettiamo l’apostrofo, non l’accento.
Gli accenti italiani hanno regole precise e spesso cambiano il significato delle parole: conoscerli bene è fondamentale per scrivere in modo corretto e sicuro.
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